Il traduttore invisibile

Ovvero come essere autori e non autori al tempo stesso

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Sto finalmente leggendo da cima a fondo L’invisibilità del traduttore di Lawrence Venuti, nella traduzione italiana di Marina Guglielmi, e bisognava proprio che lo facessi, vista la chiarezza con cui spiega la quotidianità della mia vita, della vita di chi traduce per mestiere. Eccone qualche passaggio illuminante.

L’invisibilità del traduttore è determinata, in parte, anche dal concetto individualistico di paternità letteraria … Secondo tale concezione l’autore esprime liberamente i suoi pensieri e sentimenti nella scrittura, che è quindi considerata un’auto-rappresentazione originale e trasparente, non mediata da determinanti transindividuali (linguistiche, culturali o sociali) che potrebbero complicare l’originalità dell’autore. Questa visione della paternità letteraria determina due implicazioni svantaggiose per il traduttore. Da un lato, la traduzione viene definita come una rappresentazione di second’ordine: soltanto il testo straniero può essere originale, una copia autentica fedele alla personalità o all’intenzione dell’autore, mentre la traduzione è derivativa, artificiale, potenzialmente una falsa copia. D’altro lato, alla traduzione si richiede che cancelli questa condizione di second’ordine tramite il discorso trasparente, producendo una illusione di presenza dell’autore tale per cui il testo tradotto può essere preso per l’originale. Ma il concetto individualistico della paternità letteraria, oltre a svalutare la traduzione, è talmente penetrante da modellare l’autopercezione dei traduttori, inducendone alcuni a psicologizzare il loro rapporto con il testo straniero come in un processo di identificazione con l’autore. …

L’invisibilità del traduttore è, dunque, un bizzarro autoannullamento, un modo di concepire e praticare la traduzione che indubbiamente rafforza la sua condizione di marginalità … Infatti, sebbene gli ultimi vent’anni abbiano visto l’istituzione di centri e programmi di traduzione nelle univrsità … resta il fatto che i traduttori ricevono un riconoscimento esiguo per il loro lavoro … il ruolo secondario del traduttore è ulteriormente registrato e mantenuto nello stato legale, ambiguo e sfavorevole, della traduzione, sia per quanto riguarda la legge sul diritto d’autore … sia per gli attuali accordi contrattuali veri e propri. La legge … definisce la traduzione come un “adattamento” o “lavoro derivativo” basato su “un’opera originale d’autore”, il cui diritto d’autore, incluso il diritto esclusivo “di preparare opere derivate” o “adattamenti”, è conferito all’”autore”. Il traduttore è dunque subordinato all’autore che controlla in modo decisivo la pubblicazione della traduzione durante il periodo in cui il testo “originale” è tutelato dal diritto d’autore, vale a dire per tutta la vita dell’autore più altri cinquant’anni dalla sua morte [adesso sono 70: per capire come mai, vedi l’eccellente video The Disney Trap). … Secondo la legge sul diritto d’autore, il traduttore è, e al tempo stesso non è, un autore. …
I contratti che richiedono al traduttore di cedere il diritto d’autore, o che definiscono le traduzioni come opere a cottimo, operano senza dubbio uno sfruttamento sul piano della divisione dei guadagni. … Dal momento che questa situazione economica induce i traduttori indipendenti a produrre numerose traduzioni all’anno, limita inevitabilmente l’inventiva letteraria e la riflessione critica sul progetto editoriale, mentre mette i traduttori l’uno contro l’altro – spesso inconsapevolmente – nella competizione per i progetti e per la negoziazione delle tariffe.


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