Fotografia, accademia e traduzione: una testimonianza

[Transnext ha raccolto una testimonianza di un traduttore precario, che proponiamo ai visitatori del blog]

Sono un traduttore da 8-12 euro a cartella e col dizionario non ci pago le bollette. Per integrare i miei miseri incassi ho buttato un po’ di soldi in una Nikon professionale e mi sono messo a fare il fotografo di laurea per conto di alcuni studi fotografici che fanno foto di cerimonia. Di recente mi hanno spedito nel dipartimento di Lettere e filosofia dell’Università di XXX per le lauree degli studenti del corso di mediazione linguistica per l’interpretariato e la traduzione. Tra un rullino e un altro ho ripassato con un po’ di scetticismo qualche rudimento di scienza della traduzione e traduttologia, e ho immortalato le proclamazioni di aspiranti traduttori e traduttrici. In due ore di lavoro (6 con il viaggio) mi sono pagato pane e vino, l’equivalente di una giornata intera (non 8 ore, ma 10/12) tra i dizionari e i falsi amici. Ho anche raggiunto la conclusione che i corsi di traduttologia servano soprattutto a chi li organizza e chi ci insegna; ai ricercatori che si addormentano in commissione; ai bidelli che tengono aperte le aule; ai segretari che attaccano le liste delle sessioni di laurea; ai fotografi-traduttori che a colpi di flash tentano invano di illuminare le aule grigie dell’accademia.


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