Leggenda di Natale

Prima che finisca l’anno, un tributo a Fabrizio De André, che si definiva “traduttore a occhio e croce” ma lo era soltanto secondo i discutibili criteri della “fedeltà” e ha creato alcune delle traduzioni più emozionanti che conosca adattando, tra l’altro, i testi di Brassens, Cohen e Dylan.
La Leggenda di Natale non è una traduzione, ma si ispira a un testo di Brassens, Le père Noēl et la petite fille, e si adatta alla perfezione ai miei sentimenti per queste feste.

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Parlavi alla luna giocavi coi fiori
avevi l’età che non porta dolori
e il vento era un mago, la rugiada una dea,
nel bosco incantato di ogni tua idea
nel bosco incantato di ogni tua idea.

E venne l’inverno che uccide il colore
e un babbo Natale che parlava d’amore
e d’oro e d’argento splendevano i doni
ma gli occhi eran freddi e non erano buoni
ma gli occhi eran freddi e non erano buoni.

Coprì le tue spalle d’argento e di lana
di pelle e smeraldi intrecciò una collana
e mentre incantata lo stavi a guardare
dai piedi ai capelli ti volle baciare
dai piedi ai capelli ti volle baciare.

E adesso che gli altri ti chiamano dea
l’incanto è svanito da ogni tua idea
ma ancora alla luna vorresti narrare
la storia d’un fiore appassito a Natale
la storia d’un fiore appassito a Natale.

F. De André, 1968

 


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