You don’t need to be a Weatherman…

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Sono giorni che seguo le tracce dei Weathermen, che mi incuriosivano da molto tempo, almeno da quando mi sono incantata a leggere Pastorale americana di Philip Roth (nella traduzione di Vincenzo Mantovani), e su cui i discorsi della mia vita hanno continuato a incappare finché non ha cominciato a girare anche il film The Weather Underground (con sottotitoli in italiano, non sono riuscita a capire realizzati da chi, purtroppo).

In italiano i documenti sono pochi. Esiste una copia anastatica dell’edizione 1977 del Collettivo Librirossi di Prateria in fiamme, realizzata da Calusca City Lights. Poco altro sulla rete.

In inglese i libri da tradurre sarebbero svariati alcuni scaricabili, altri no. Ecco, spero per cominciare, un piccolo assaggio, la traduzione di un breve testo di Naomi Jaffe sulla sua esperienza nella Weather Underground Organization e sul valore delle lotte di quegli anni per l’azione politica contemporanea.

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Per cominciare, voglio premettere che questi sono tempi strani, anormali e spaventosi.

Il nostro scopo non era fare un film: il nostro scopo era fare una rivoluzione. Alcuni di noi ancora tentano di fare una rivoluzione. Gli orrori mostrati nel film Weather Underground, gli orrori che ci costrinsero a entrare in clandestinità, la guerra brutale contro altri paesi e la spietata repressione nel nostro, sono peggiori oggi che allora.
Un vecchio sticker(1) dice che se non ti indigni, non stai facendo attenzione. Oggi se non sei afflitto, non stai facendo attenzione. Se non sei terrorizzato, non stai facendo attenzione. Ma penso anche che non ogni speranza è persa e che semplicemente non stiamo facendo abbastanza attenzione.
Per me la domanda più interessante e importante da porsi è quali elementi dell’esperienza dei Weather Underground e di altri movimenti radicali degli anni ‘60 e ‘70 possano tornare utili oggi ai fini della creazione di un movimento.
Sono due gli aspetti della mia esperienza con la Wuo [la Weather Underground Organization, N.d.T.] che mi interesserebbe esaminare nel contesto della costruzione di una resistenza multirazziale e multitematica alla guerra, al razzismo, al fascismo e alla repressione. Il primo è l’ottimismo che si prova nel vedere la forza e le potenzialità di trionfo dei movimenti popolari di resistenza per la giustizia. Noi abbiamo avuto una grande fortuna a vivere in un periodo di straordinario impeto del potere del popolo. Credo che quella fortuna abbia aiutato almeno qualcuno di noi a riuscire a comprendere che cosa le forze al potere stiano tentando di dissimulare: che la resistenza popolare non si è mai fermata negli ultimi 500 anni e che esiste tuttora. È ed è sempre stata una vera minaccia per le strutture di potere esistenti. Un paio di esempi ispiratori della nostra epoca: 1. Il popolo di Puerto Rico ha scacciato la [U.S.] Navy da Vieques! 2. Il movimento Free Mumia, in cui milito, non è riuscito a liberare Mumia dal carcere e dal braccio della morte, ma ha impedito alla Pennsylvania di ucciderlo come avrebbe ovviamente fatto. E 3. Le decine di milioni di persone che in tutto il mondo si sono riversate nelle strade per esprimere la loro indignazione riguardo alla guerra in Iraq. Anche se non abbiamo fermato la guerra in Iraq, ricordo che non abbiamo saputo fino a molti anni dopo quanto fosse stato forte l’impatto delle nostre proteste contro la guerra in Vietnam su chi quella guerra la conduceva. Credo che questo valga per tutte le nostre proteste più di quanto possiamo rendercene conto.
Tra le altre cose, questo film ha dato occasione alle élite e all’industria dei media di tentare di riscrivere la storia, di banalizzare, ridicolizzare e demonizzare non solo i movimenti di allora, ma anche e ancor più i movimenti di oggi. Le energie che hanno investito in questo intento sono una prova lampante del fatto che la resistenza popolare era allora ed è adesso una forza di cui tener conto.
La seconda cosa di cui spero si discuta è che alla base della forza dei movimenti popolari c’è l’opposizione a qualunque genere di oppressione. Il razzismo e la supremazia bianca sono elementi cruciali. Gli anni ‘60 e ‘70 sono stati un periodo in cui molte persone hanno aperto gli occhi per scoprire che la supremazia bianca è il modo in cui l’oppressione e lo sfruttamento sono organizzati a livello globale e per vedere che le persone di colore stavano guidando la lotta all’ingiustizia. Penso che la linea dei Weather Underground fosse una forte dichiarazione di questa consapevolezza. La nostra pratica era tutto un altro paio di maniche. Avevamo un’organizzazione di soli bianchi dalle aspirazioni avanguardistiche senza alcuna responsabilità nei confronti delle persone di colore. Non è così che si fa.
Alcune delle domande che ci hanno posto gli attivisti giovani subito dopo l’uscita del film sono state: come ci si rende responsabili nella pratica nei confronti delle persone di colore? Il marxismo-leninismo è ancora adatto a costruire un movimento di giustizia globale? Che ruolo rivestono la violenza e la nonviolenza nella costruzione di un movimento di resistenza? E soprattutto: che cosa dobbiamo fare per costruire un movimento forte ed equo che riesca a sfidare in modo efficace il potere globale del capitalismo/imperialismo/razzismo?
La risposta all’ultima domanda è: quando lo scoprirò, ve lo farò sapere; voi fate lo stesso con me. Se sapessimo come rovesciare il sistema, oggi ci troveremmo tutti in una posizione diversa. Ma alcuni insegnamenti, positivi o negativi che siano, potrebbero esserci d’aiuto.
La risposta più semplice alla domanda sulla responsabilità è: se sei una persona bianca, parla con le persone di colore e ascolta che cosa dicono. Il reale contatto umano non può avere nessun surrogato. Contrapporsi alla segregazione della propria vita; evitare i particolarismi; mettersi in condizioni di rispetto reciproco; non interporsi; trovare il proprio posto nella minoranza. Sostenere le organizzazioni separatiste delle persone di colore nel caso in cui si formano; questo non è in contraddizione con il principio di trovarsi in luoghi, organizzazioni e contesti personali diversi in cui le persone bianche non siano predominanti.
Il marxismo-leninismo è stato utile per certi versi e un ostacolo per altri. Il motivo principale per cui è stato un ostacolo è stata la mancanza di democrazia nelle nostre organizzazioni. Da questo punto di vista, i movimenti odierni sono molto più avanti. Penso che sia stato utile sotto tre aspetti: ci imponeva uno studio serio, ci ha aiutato a diventare rivoluzionari disciplinati e determinati e ha rafforzato la nostra comprensione del ruolo dominante delle nazioni e dei popoli oppressi di tutto il mondo. Questa affermazione potrebbe apparire contraddittoria in quanto Marx e Lenin erano entrambi uomini europei. Ma Lenin ha scritto potenti analisi sul ruolo progressista del nazionalismo delle nazioni oppresse, e la mia generazione è stata profondamente influenzata dagli autori marxisti-leninisti Cabral, Mao, C.L.R. James, DuBois, Ho Chi Minh, Che e altri. È vero, in questo elenco mancano le donne, e questo era uno dei principali punti deboli del marxismo-leninismo e del nostro movimento.
Affrontiamo la questione della violenza e della non-violenza da due punti di vista, quello etico e quello tattico. Sul piano etico, la violenza del governo, delle forze armate e dell’economia statunitense e in particolare il loro attacco alle persone di colore negli Stati Uniti e a livello globale rappresentano la violenza più determinante e schiacciante del mondo intero. Gli attivisti di colore sottolineano spesso che il lusso di optare tra violenza e nonviolenza non è dato nelle loro comunità: si può solo scegliere se resistere alla violenza genocida o restarne seppelliti. Considerato questo elemento, mi rifiuto di torcermi le mani per il danno apportato a qualche edificio imperialista vuoto. Le vite umane sono tutta un’altra cosa, e a questo argomento mi accosterei con MOLTA più cautela e umiltà che in passato, sempre dal punto di vista etico. Ma comunque mi sento ancora in dovere, in quanto bianca in un mondo in cui le persone bianche infliggono quotidianamente morte e violenza alle persone di colore, di prendere in considerazione tutta una gamma di reazioni tese a fermare il genocidio.
Dal punto di vista pratico e tattico, mi sento in dovere di dire ai giovani militanti di oggi che le condizioni in cui operano i nostri movimenti odierni sono molto diverse da quelle degli anni ‘60 e ‘70. Molte tattiche adottate in quel periodo dai militanti sono oggi impossibili. Nel 2003 nessuno viene a chiederti di uscire di casa e suicidarti tentando di far entrare una bomba nel Pentagono. Ci si appella a nuove tattiche fantasiose e creative che in effetti vengono elaborate di continuo e in alcuni casi sono tanto coraggiose quanto nonviolente. Da un lato, non serve a niente fingere che il livello di repressione e di sorveglianza non sia spaventoso; dall’altro, è importante sapere che i movimenti di resistenza sono sopravvissuti e sono restati efficaci anche nelle più orrende condizioni di repressione, come la schiavitù, i campi di sterminio, le carceri e le conquiste militari. Abbiamo ancora spazio di movimento, e abbiamo la responsabilità di correre qualche rischio e di sacrificare qualche privilegio.
Le potenzialità delle lotte popolari possono andare allo sbando a causa del razzismo e delle altre forme di oppressione, e il collegamento tra queste due forze contrapposte consiste nel fatto che l’unico modo di comprendere e di correggere questa situazione risiede nella pratica quotidiana dell’organizzazione e della costruzione del movimento, della protesta e della resistenza. Mi dispiace molto che la mia generazione non abbia spianato la strada alla nuova. Ora tutti noi dobbiamo spianarla via via che procediamo. Non è possibile andare avanti senza fare errori. Il nemico è spietato, e li pagheremo molto cari. Chi non vuole cambiare niente si appiglierà a questo problema per dirvi che è inutile, che state sprecando la vostra vita, che è ridicolo pensare di poter sovvertire le forze più potenti del mondo. Ma alcune delle persone che hanno fatto i maggiori sacrifici sono qui a dirci che l’opportunità di giocare un ruolo nella costruzione di un mondo migliore vale qualunque rinuncia. Quando senti prigionieri politici come quelli del film – Laura Whitehorn, che ha scontato 15 anni, e David Gilbert, che sta scontando l’ergastolo ad Attica – dire cose del genere, capisci quanto coraggio quanta forza e quanta ispirazione siano possibili quando fai parte di un movimento popolare per la giustizia. Un mondo diverso è possibile, noi siamo stati piuttosto fortunati ad avvicinarci a quel mondo, ed è ANCORA possibile, e credo che vivere la propria vita per questo obiettivo sia ancora l’unica scelta accettabile.

(1) a proposito della traduzione di ‘bumper sticker’ con sticker, vorrei segnalare questo scambio di idee tra noi TransNEXT:
ho letto l’articolo sui WO e mi è parso molto interessante (anche se la tipa ha ancora interiorizzato un gergo marxista-leninista, vedi quando parla del fatto che sia un pregio essere rivoluzionari “disciplinati”). Comunque è un’ottima testimonianza. Io però avrei tradotto sticker con “adesivo”, non è proprio immediato a un lettore italiano, anche giovane…

ho usato sticker perche’ pensavo allo stickering, che e’ un’attivita’ artistico-politica di questi anni e perche’ volevo usare un linguaggio politico il piu’ aggiornato possibile anche per dare risalto ai contenuti contemporanei dell’autrice piu’ che al suo linguaggio marxista-leninista.


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